Regina dell'Olivo

Copertina del libro

"REGINA DELL'OLIVO - Nostra Signora del Romito venerata sotto il titolo dell'Annunziata nel suo Santuario delle Olivette in Arenzano"

Autori:
GIUSEPPE ROGGERO
LORENZO GIACCHERO

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I LUOGHI DEL SANTUARIO

Arenzano 1840
Arenzano, 1840

 

Arenzano 1880

Arenzano, 1880
(Giuseppe Roggero, 1977, olio su tela cm. 50x40).

 

"Si divide Arenzano in diverse frazioni formanti lo stesso Comune e la stessa Parrocchia, e sono:

Il Caseggiato o Borgo

propriamente detto, Campo, Lerone, Gazzo, Terralba, Ormé, Costa, Cantarena, - La Motta, e Terrarossa. - Il Borgo si compone di diversi quartieri de' quali i principali sono le Olivette, la Malora, il Pergolato, la Nave, l'Ospedale, la Crosa, Inastrè e la Dotta, intersecati tutti da strade che portano il nome del quartiere rispettivo…”. (Arciprete Paolo Delucchi - ‘Appendice di alcune notizie-topografico-storico- ecclesistiche' al volume ‘Della vita dei Santi Martiri Nazario e Celso' – 1877).

La Motta, e Terrarossa.

- Il Borgo si compone di diversi quartieri de' quali i principali sono le Olivette, la Malora, il Pergolato, la Nave, l'Ospedale, la Crosa, Inastrè e la Dotta, intersecati tutti da strade che portano il nome del quartiere rispettivo…”. (Arciprete Paolo Delucchi - ‘Appendice di alcune notizie-topografico-storico- ecclesistiche' al volume ‘Della vita dei Santi Martiri Nazario e Celso' – 1877).

Pergolato

Il quartiere prendeva il nome da Via Pergolato perché così fu denominata fino al 1880 circa l'attuale Via Olivette nel tratto tra Via E. Ghiglini e il torrente Cantarena, traducendo in italiano il dialettale Stradda de l'ATIN: la strada era fiancheggiata da orti coltivati e per buona parte era coperta da atin (pergolati) d'uva che si appoggiavano ai muri delle poche case esistenti sul lato a monte o sui muri di delimitazione della via stessa. Sembrava, allora, d'essere in aperta campagna.

Malora

Il quartiere della Malora era formato da un gruppo di case in parte prospicienti il litorale e in parte a fianco del percorso della via omonima.

Nel passato lungo la notevole estensione del litorale della Malora sorgevano numerosi cantieri navali, come si è già potuto ben vedere dalla Veduta francese di Arenzano della fine del XVII secolo. Nel 1868 la costruzione della ferrovia ridusse drasticamente l'area cantieristica. In corrispondenza del tracciato ferroviario fu istituito un passaggio a livello con catene anche sulla Via Maloa, antica strada mulattiera di 260 metri, che iniziava sulla Via Nazionale (Via Aurelia) di fianco alla Cà Gianca e terminava presso l'attuale scalinata del Santuario delle Olivette.

Nel 1870 Via Maloa fu ceduta dal Comune al Conte Figoli per essere dapprima incorporata nel grande parco della Villa e quindi soppressa definitivamente.

Alcune case della strada erano già in rovina all'inizio dell'Ottocento, edifici diroccati, senza tetto, solaio e pavimenti. Di quel periodo si racconta che, essendosi ritrovate casualmente delle monete d'oro in una di esse, si scatenò una frenetica corsa all'oro che provocò il crollo del rudere seppellendo gli improvvisati cercatori e provocando la morte degli stessi. Un'altra casa di cui si conserva il ricordo è la cosiddetta Cà da nuxe, Casa della noce, demolita nel 1863 per il passaggio della ferrovia, che, è opportuno ricordarlo, è rimasta in opera sino al 1968, data dello spostamento a monte del collegamento ferroviario Voltri-Savona.

Altre costruzioni della contrada rimaste nella memoria:

-Chè lunghe (Case lunghe), presso la riva. Alcune di esse erano già in uno stato di totale abbandono alla fine del ‘700 (del 1841 esiste una richiesta di riedificazione in località Case lunghe).

-Cà di Pescôuì (Casa dei Pescatori): viene citata in documenti dell'Ottocento. Si trovava sulla destra del Rivo S. Sebastiano, vicino alle Chè lunghe.

-Cotonificio Brusco, scomparso.

-Cà Gianca (Casa Bianca), di proprietà Brusco, tuttora esistente sulla Via Aurelia.

Quale sia l'origine del toponimo Maloa non è dato sapere, ma si può dedurre dal significato etimologico del termine (Malora) che nel lontano passato quella località periferica possa essere stata luogo di esecuzioni di sentenze, anche capitali (andare in malora: alla rovina, in perdizione), o una zona pericolosa perché ricettacolo di malati contagiosi (da malus: immondo, sporco).

Olivette

Via Olivette: l'attuale Via Olivette inizia dal pilone della Madonna della Guardia (presso il varco del vecchio passaggio a livello ferroviario all'estremità di Via Ghiglini), attraversa il Torrente Cantarena sulla copertura che ha sostituito il Ponte Sant'Antonio e prosegue fino alla scalinata del Santuario.

Per quanto riguarda il passato abbiamo già scritto del primo tratto denominato Via del Pergolato. Il secondo tratto di strada invece, oltrepassato il corso d'acqua, rasentò dapprima l'attuale Villa Figoli, finché fu spostato più a monte per l'ampliamento di quest'ultima nel 1872. Sul lato sinistro costeggia ancor oggi le case a schiera alternate a palazzi di una certa rilevanza storica. Che la zona fosse abitata da molto tempo viene attestato non solo dalla Veduta del Seicento già ricordata: un documento del 5 agosto 1842, ad esempio, ci fa sapere che "nella strada che conduce al Santuario delle Olivette esiste una casa che era già diroccata nel 1798…".

Riguardo agli edifici scomparsi, ricordiamo la Cà du Scuridù, o dei Robelli, per una forte presenza in zona di persone appartenenti alla famiglia Robello. La casa si trovava in fondo alla scalinata, sull'angolo della Piazzetta dei Robellin.

Olivette o Olivete? Diciamo subito che sugli atti esaminati si trovano le due versioni, anche se è la prima che compare più frequentemente nelle scritturazioni antiche.

E' evidente che il termine, in entrambe le forme, fa riferimento alla parola oliva, oiva in dialetto. Ora, sia che si voglia attribuire a quest'ultimo sostantivo il significato di frutto (oliva, oiva, propriamente detta), sia che si intenda considerare l'albero (olivo, èrbo d'oiva), possiamo farne derivare con un senso compiuto soltanto il diminutivo-vezzeggiativo, rispettivamente con le interpretazioni di olive di piccole dimensioni o di olivi di grandezza contenuta (per la qualità, perché più recenti, o altro). E perciò dobbiamo sostenere -in italiano come in dialetto- la versione Olivette/Oivette.