Per quasi duemila anni la storia della Parrocchia e quella di Arenzano hanno camminato insieme.
Quasi duemila anni... ma ci pensate?
Arenzano - Parrocchia - dedicata ai SS. Nazario e Celso
(Disegno G.Roggero)
È difficile immaginare quanti eventi possano attraversare un luogo in un arco di tempo così lungo.
Il passaggio e la sosta di Nazario e Celso in Hasta (Arenzano) avviene probabilmente negli anni 66-67 d.C., e successivamente, il 28 luglio 68, subiscono il martirio a Milano. Portarono per primi il Vangelo in Genova e nella Liguria Occidentale.
Si ipotizza quindi che ad Arenzano sorse poco dopo un luogo di culto con una semplice CROCE per poi diventare una prima edicola a loro dedicata.
Da allora, nello stesso luogo, generazioni di arenzanesi hanno pregato, costruito, ricostruito e custodito la loro chiesa. Quelle antiche mura sono state testimoni dell'assalto dei corsari barbareschi, delle pestilenze, delle carestie, delle invasioni, dei blocchi navali, dei cannoneggiamenti sul paese e delle guerre che hanno attraversato la nostra storia.
Eppure la chiesa dei Santi Nazario e Celso è sempre rinata.
Quello che oggi ammiriamo non è soltanto un edificio religioso: è il risultato di quasi duemila anni di trasformazioni, ampliamenti e ricostruzioni, riportati alla luce grazie alle ricerche di Carlo e Giuseppe Roggero e ai documenti ritrovati che hanno portato alla pubblicazione del volume “In cammino da duemila anni sulla strada della storia” – di Giuseppe Roggero
CHIESA ARCIPRETURALE DI ARENZANO
I plastici che raccontano l'evoluzione della chiesa parrocchiale di Arenzano, dalla costruzione più lontana nel tempo, di cui si hanno notizie sufficientemente precise, al monumentale tempio barocco attuale.
Sono evidenti anche le variazioni di orientamento che l’edificio sacro ha assunto nelle diverse fasi (dal volume ‘In cammino da duemila anni sulla strada della storia’, 1999).
Prospetti comparativi delle chiese dell’VIII secolo, del 1349 e del 1703 (scala 1:400)
Prospetti comparativi delle chiese del 1594, del 1691 e del 1703 (scala 1:400).
1.
La chiesa dall’VIII(?) secolo al 1349 Lato ovest (scala 1:400) Asse del fabbricato direzione Nord-Sud
2. Dal 1349 al 1594 – Comparazione degli orientamenti della nuova chiesa e della chiesetta primitiva. In giallo le parti demolite - Asse perpendicolare al precedente
3. Dal 1594 al 1703 – direzione asse fabbricato invariata
4. Dal 1703 ai giorni nostri – posizione facciata opposta alla precedente
Disegno di Giuseppe Roggero – pubblicato nel volume: In cammino da duemila anni sulla strada della storia
Disegno di Giuseppe Roggero – Progetto primitivo con 24 alberi (scala 1:400)
Disegno di Giuseppe Roggero – IL TETTO: Progetto definitivo con 24 alberi (scala 1:400), andato distrutto durante la II° Guerra Mondiale.
Disegno di Giuseppe Roggero – IL TETTO: orditura minore in egno, tavole, ardesie.
Disegno di Giuseppe Roggero –Sezione trasversale della copertura dl tetto: volta interna in cannicciato, chiavi (scala 1:200)
1711 – 20 ottobre – La grandiosa “Frabica”, oramai giunta al tetto, si staglia nettamente sul paesaggio di Arenzano, visibile da ogni punto, anche dai paesi posti a levante, fino a Genova e oltre. Terminati gli archi, sono issati e posti in sede i 24 grandi alberi; occorre ora terminare la copertura con travi e legni minori e tavole, prima di posare “abbaini” e “ciappe”, ordinati da tempo e già pronti.
La costruzione della chiesa parrocchiale come la conosciamo oggi è quasi giunta al termine. Ma questa è soltanto una parte della sua storia.
Tra quelle mura si sono intrecciati fede, storia e vita quotidiana, insieme a episodi curiosi e vicende straordinarie che le pazienti ricerche di Carlo e Giuseppe Roggero hanno riportato alla luce.
Molte di queste pagine attendono ancora di essere raccontate.
Perché, dopo quasi duemila anni di storia, il destino stava per scrivere una delle pagine più drammatiche per la Parrocchia e per Arenzano.
Ma questa è un'altra storia.
E noi continueremo a raccontarvela.
Laura Roggero
Bibliografia: “In cammino da duemila anni sulla strada della storia – di Giuseppe Roggero”